giovedì, agosto 07, 2008

Il popolo uiguro, minoranza oppressa adottata dai radicali

Lunga militanza Una causa sposata alla fine degli anni `90

da Corriere della Sera del 6 agosto 2008

di Alessandra Coppola

Dal giorno del suo ingresso a Palazzo Madama, lo scorso aprile, il senatore Marco Perduca, nome di blogger «Perdukistan», porta sul risvolto della giacca una stella e una mezzaluna con fondo azzurro. Non c`è un collega che abbia indovinato di che si tratta. «Tra stemmi del Rotary e croci dei Cavalieri di Malta - ironizza - spicca la mia spilletta con la bandiera uigura, che nessuno ha mai visto prima. Praticamente ogni giorno c`è chi mi chiede che cosa sia, qualcuno
anche turbato dal richiamo all`Islam».
«Pubblicizzazione necessaria», la definisce il senatore. Banchi del Pd in quota radicali, Marco Perduca è l`uomo che nel partito di Pannella s`è fatto carico della difesa della minoranza musulmana turcofona della sperduta provincia cinese dello Xinjiang. O Turkestan orientale, nelle rivendicazioni degli autonomisti.
Se la maggior parte degli italiani fa fatica a pronunciarla e difficilmente la associa a un punto sul planisfero, la parola «uiguro» nel lessico radicale è nota, diffusa e scandita con fluidità sulle onde della radio. Marco Pannella mostra quasi con tenerezza l`immagine di Rabiye Kadeer, la leader del Congresso mondiale uiguro, abbracciata dal Dalai Lama, due battaglie che confluiscono. Si rabbuia per «il tentativo cinese di dare al popolo uiguro la responsabilità di episodi di terrorismo», riferimento all`attentato di lunedì. Torna a illuminarsi nel ricordo della bandiera consegnata ai radicali «perché la conservassimo» nell`aprile del 2002 a Ginevra. Bella grande, con le frange e l`asta di ottone. Perduca sta pensando di portarla nel $uo ufficio al Senato, vessillo di un impegno che è cominciato oltre dieci anni fa.
Ong riconosciuta dalle Nazioni Unite, il Partito radicale transnazionale ha incontrato la causa uigura alla fine degli anni Novanta, alle sessioni che l`allora Commissione Onu per i diritti umani dedicava alle minoranze oppresse in Cina.
Ha scoperto che c`erano tutte le componenti che gli sono care - a partire dalla lotta per la libertà religiosa -, l`ha sposata. Quindi l`ha accompagnata a Bruxelles.
«Siamo stati noi a portare la questione all`Europarlamento», rivendica Marco Cappato. Le interrogazioni sulla sorte di due figli di Rabiye Kadeer in carcere in Cina con ambigue accuse di cospirazione; la proposta dell`assegnazione alla leader del premio Sakharov; le conferenze stampa; gli appelli. L`ultimo, a marzo, ha raccolto 134 firme trasversali. «Sostegno di vitale importanza per la nostra lotta non violenta», ha risposto agli eurodeputati la Kadeer.
Un punto decisivo, la non violenza, perché marca una presa di distanza dalle azioni delle frange estreme, sospettate anche di contiguità con i talebani: volontari uiguri avrebbero combattuto in Afghanistan. «Non ci sono prove», ribattono i radicali. E insistono sulla necessità della lotta pacifica sul modello del Dalai Lama in Tibet. Una svolta imboccata da tempo dalla Kadeer, leader molto amata da Pannella, spiegano, perché prima donna alla guida di un popolo oppresso in virtù dei propri meriti e non per discendenza politica. Grande simpatia reciproca nel primo incontro nel 2005, raccontano, grande soddisfazione per l`iscrizione della Kadeer al partito radicale nel 2007.
È stata lei stessa ad appuntare la spilla sulla giacca di Perduca. «I ragazzini indossano la keffiah palestinese o la maglietta del Che... - il senatore vorrebbe lanciare una nuova moda -: e se fosse la mezzaluna su fondo azzurro a diventare un simbolo da esibire?».

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