giovedì, ottobre 05, 2006

Antonio Russo


Adriano Sofri 18 ottobre 2000
Radio radicale ha offerto agli ascoltatori un numero di telefono per partecipare del dolore per la morte di Antonio Russo. Io non posso chiamare, e unisco da qui la mia voce. Sono molto addolorato, come lo si è per una morte lontana e solitaria, guadagnata volendo stare nel posto giusto. Le corrispondenze di Russo dal Caucaso suonavano qui quasi grottesche, con quella puntigliosa e minuziosa ricostruzione quotidiana tanti morti, tanti feriti, tanti scomparsi, tanti profughi - in un silenzio generale non spezzato neanche dalle catastrofi a grandi numeri. Non conoscevo Russo. L'avevo sentito, in una pausa della mia assenza, e mi aveva chiesto consigli e notizie per il suo nuovo viaggio. Non avevo potuto dargliene molte, perché la Cecenia che io conoscevo era pressoché cancellata, e le persone morte o disperse o imprigionate. E' morto, Russo, nel momento in cui l'Onu decide fino a che punto prestarsi all'infamia del potere russo contro i radicali, accusati d'essere complici del terrorismo ceceno. Fra i pochissimi ad avere difeso un onore italiano di fronte alla vergogna della violenza russa contro quel piccolo popolo odiatissimo e strenuo, i radicali ne hanno ricevuto in cam-bio una disattenzione casuale o discesa da una misera ragion di stato, appena rotta qua e là, da ultimo in parlamento per iniziativa di Marco Boato. Esito a dirlo, ma nella tristezza con cui penso alla morte - chissà, abbandonata, spaventata, infreddolita, tradita - di Russo sulle montagne del Caucaso, c'è anche un po' di invidia. Un buon posto per morire, ammesso che ce ne sia uno

http://www.radicalparty.org/antoniorusso.htm

Politkovskaia e Antonio Russo, le anologie

http://repubblicaradio.repubblica.it/player.php?mode=focus&ref=4105

1 Commenti:

Anonymous Anonimo ha detto...

mario, tvb

12:44 PM  

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