domenica, ottobre 15, 2006

Dignità nella morte (maggio 2006)

Giovane spagnolo cerca aiuto per porre fine al suo calvario psico-fisico e lo trova in rete
«Ho bisogno della mano che sostiene il bicchiere, la mano abile che supplisca alla mia mano inutile, una mano che agisca secondo la mia volontà ancora libera: ho preparato tutto in modo che chi mi aiuta resti in incognito». E alla fine quella mano Jorge León, pentaplegico di Valladolid (Spagna) l'ha trovata. In rete. Sul suo blog. Scritto sotto il falso nome di Lucas S. Così ora la polizia sta cercando quella "mano". Ma c'è chi (e sono in tanti) spera che no non la trovi mai.
Nel suo blog Jorge non cercava conforto, non voleva sfogarsi. No. «Che faccia attenzione chi si avvicini a queste note con spirito innocente e ancora carico della zavorra dei buoni sentimenti. Non troverete coraggio per andare avanti né consolazione affettuosa in questo angolo». Il suo intento era un altro. Ben preciso. Lucido. Determinato. Definitivo. Affermare la propria scelta (l'unica cosa che ancora poteva sentire sua) al di là di quel corpo immobile, fuori da ogni controllo: «Offro solo crude riflessioni senza speranza, con la freddezza della ragione padrona del suo destino inesorabile verso la morte. Quando c'è speranza si perde la possibilità di pensare razionalmente e affrontare la nostra morte liberi e senza paure».
Da sei anni la sua vita era cambiata: infermiere abituato a convivere coi dolori altrui a un tratto quel dolore se l'è ritrovato tutto sulle spalle, nel corpo, nel cuore e nella mente. Colpa di un incidente domestico: scivolare a due metri d'altezza mentre si stanno facendo esercizi appesi a una sbarra di metallo. Risultato: lesione medulare in C3: cioè paralizzato dal collo in giù e costretto su una sedia a rotelle. Un progetto arrivato dopo le inutili richieste alla giustizia di poter morire in pace e nel pieno rispetto dlela legge. Neanche la lettere inviata al quotidiano "El País" e pubblicata nel gennaio 2005 (il titolo: "Parliamo di eutanasia", la firma "Jorge León Escudero. Pentaplegico. Valladolid") era servita ad aprire la strada a una seppur minima speranza.
Ora, insieme ai commenti che continuano a raccogliersi intorno alle ultime parole di Jorge (uno fra tutti: «Ti giuro che non riposerò in pace fino a quando la legge non riconosca il nostro diritto a morire degnamente. Per te. Per me. Per tutti»), rimane solo il pensiero di un uomo che per sé ha voluto scegliere una morte dignitosa. Ogni rispetto a lui e quella "mano amica". E che questo porti i governi ad aprire davvero il dialogo sull'eutanasia.

2 Commenti:

Anonymous Anonimo ha detto...

piero

7:53 PM  
Blogger mario ha detto...

basta commenti d'Autore!:)))
CIAO

2:57 PM  

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