domenica, dicembre 10, 2006

Welby e il silenzio della sinistra

9 dicembre Stefano Passigli Unità on line
I «no» alla straziante richiesta di Welby di poter morire senza ulteriori sofferenze si moltiplicano. Alle tante pronunce delle gerarchie cattoliche si sono ora aggiunte la rozza accusa di Fini che taccia perentoriamente di «assassino» chi volesse aiutare Welby a morire, e molte voci all´interno della Margherita. Welby si è appellato al capo dello Stato, e Napolitano ha sottolineato che la politica non può rimanere sorda dinnanzi a questo dramma, tornando implicitamente a sottolineare - con la concessione della grazia a chi si era spinto al passo estremo di por fine alla vita del proprio figlio - che il problema non può più essere ignorato. In questo contesto sorprende il sostanziale silenzio del maggior partito di governo. La preoccupazione dei Ds di non rendere più difficile di quanto già non sia il cammino verso la nascita di quel partito democratico che divide profondamente i propri militanti può giustificare alcune prudenze in sede parlamentare, ma certo non l´afasia sul piano dei principi, e su fondamentali questioni etiche prima ancora che politiche. Si possono forse giustificare alcune «ritirate» parlamentari quali la rinuncia alla parificazione a fini successori di conviventi e coniugi; si può perfino - anche se con ben maggior fatica - giustificare l´unirsi all´ala più fondamentalista della Margherita in un voto di sconfessione delle decisioni del ministro della Salute in materia di droga. Ma come tollerare il silenzio sul caso Welby? Il fatto è che dopo la coraggiosa presa di posizione e la sconfitta nel referendum sulla procreazione assistita, i Ds sembrano aver progressivamente messo da parte il tema della laicità dello Stato, e guardare con crescente fastidio a qualsiasi questione che possa porli in rotta di collisione con la Margherita, nella convinzione forse che così facendo si faciliti la marcia verso il nuovo partito. È vero - temo - esattamente il contrario, perché proprio il silenzio del partito su principi etici fondamentali e la sua insufficiente difesa di questioni altrettanto fondamentali per la laicità dello Stato (libertà della ricerca, multiculturalità della scuola, parità dei diritti, etc.) può spingere molti dirigenti e militanti dei Ds a guardare con occhio sempre più scettico alla possibilità di dar vita ad un partito che non sia frutto di mere convenienze di apparato.

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